PERCHE’ VI PARLIAMO DI VOLONTARIATO.

Il 20 dicembre sarà la Giornata Internazionale della Solidarietà e per questa occasione il programma Open World Travelers di Momondo ha lanciato una bellissima iniziativa, raccontare di viaggi legati al volontariato.

Purtroppo non abbiamo ancora fatto un’esperienza simile ma ci teniamo a raccontarvi il viaggio che ha fatto una nostra cara amica qualche anno fa.

Speriamo che questo post riesca a trasmettervi le stesse emozioni che lei ha trasmesso a noi al suo ritorno.

Per la prima volta scriviamo un post a sei mani, per una volta scegliamo di raccontarvi qualcosa che non abbiamo vissuto in prima persona.

Sapete quanto teniamo al concetto di condivisione.

Condividere quando si tratta di temi così importanti come il volontariato è essenziale e va raccontato.

VOLONTARIATO E VIAGGI, IL PERCHE’ DI QUESTA SCELTA.

Molte persone decidono di intraprendere un’esperienza simile per i motivi più svariati, spaziano dalle esigenze personali alle intenzioni più altruistiche.

Qualunque sia la vostra ragione, quando e se deciderete di partire per un viaggio di questo tipo, la cosa che accomunerà tutti quanti sarà l’obiettivo concreto a favore del popolo che vi ospiterà.

Ma ora lasciamo che Monia ci racconti in prima persona quello che ha vissuto ed il tipo di organizzazione che c’è dietro ai viaggi di questo genere.

L’ESPERIENZA DI MONIA.

VOLONTARIATO, COME SCEGLIERE CON CHI PARTIRE.

Quando mi è balenata per la testa l’idea di partire per fare volontariato ho iniziato un’accurata ricerca su internet vagliando i progetti di tante associazioni.

Ero già abbastanza decisa di voler andare in Africa ma mi tenevo aperta anche ad altre opzioni fino a quando mi sono imbattuta sul sito dell’Africa Chiama, un caso?

L’Africa Chiama è un’associazione onlus di Fano, ciò che mi ha colpito fin dal primo momento è stata la chiarezza sull’organizzazione pratica del viaggio, un aspetto per me fondamentale essendo la mia prima esperienza di volontariato.

Un’altra cosa importante per me è stata la vicinanza dell’associazione a dove vivevo poiché erano previsti degli incontri volti ad una preparazione pre-partenza.

IL PROGETTO DELL’AFRICA CHIAMA.

Ho scelto un progetto sperimentale che prevedeva la partecipazione di una decina di persone.

Fino a quel momento venivano organizzati solamente viaggi con uno o due partecipanti al massimo.

Il mio gruppo non poteva essere più variegato, l’età delle persone andava dai 17 ai 50 anni, con più o meno esperienza nel campo del volontariato.

Il progetto era localizzato in Zambia ed era rivolto ad una ventina di ragazzi con disabilità fisiche e mentali.

La missione era passare con loro la giornata aiutandoli in mansioni come l’allevamento e l’agricoltura combattendo così la loro emarginazione.

PRIMA DI PARTIRE.

Qualche settimana prima di partire l’associazione aveva organizzato un incontro di 3 giorni per una preparazione a 360 gradi sul viaggio.

E’ stato come un corso di cultura generale, utile per assimilare una maggiore consapevolezza sulla realtà che ci aspettava.

Per smorzare un po’ l’atmosfera, abbastanza dura e cruda per il tema che si stava trattando, l’associazione aveva organizzato anche attività ludiche come ad esempio quiz, giochi di altro genere e la visione di film inerenti alla realtà africana.

Questi giorni sono stati anche un buon modo per iniziare a conoscere i nuovi compagni di viaggio con i quali avrei trascorso 3 settimane che sapevo sarebbero rimaste indelebili nella mia mente per sempre.

ARRIVO IN ZAMBIA.

Una volta atterrati a Lusaka ci siamo diretti verso Ndola, il nostro campo base.

Ho alloggiato insieme ai miei compagni di viaggio in una struttura resa disponibile dall’Africa Chiama, situata proprio di fianco all’abitazione di una famiglia facente parte dell’associazione stessa che viveva in questo paese già da qualche tempo.

Tutto questo ha reso l’impatto meno duro del previsto poichè avevamo un punto di riferimento che parlava la nostra lingua, sempre presente.

VOLONTARIATO, IL NOSTRO AIUTO NEL CONCRETO.

Le nostre giornate iniziavano sempre con sveglia presto.

Una volta a bordo del nostro mitico pullmino passavamo a prendere i nostri ragazzi passando dal villaggio dove vivevano e poi subito al lavoro.

In senso figurato andavamo a lavorare nei campi ma in realtà non è stata poi così dura come può sembrare.

Passavamo tutto il giorno all’aria aperta ed anche se lavoravamo c’era calma ed armonia, lo facevamo scherzando e canticchiando, era un piacere essere lì.

Era semplice comunicare con i ragazzi, non era necessario conoscere nessuna lingua in particolare, con il linguaggio del corpo ci si capiva benissimo.

Era agosto, in quelle settimane si raccoglievano le fragole e si legavano i pomodori.

Ci prendevamo il tempo per cucinare e sederci tutti insieme per il pranzo.

I protagonisti dei nostri piatti erano sempre gli stessi, erbette, uova e polenta, tanta polenta.

LA COSTRUZIONE DEL POLLAIO.

Durante il mio viaggio ho anche aiutato a costruire un pollaio per le galline che sarebbero arrivate da lì a poco.

Mi sono armata di cazzuola ed ho contribuito anche imparando a fare il cemento fatto a mano, che ricordi!

Prima di partire ho avuto la fortuna di vedere il nostro lavoro finito, è stata una bella soddisfazione.

Non tanto per la costruzione in sé ma credo per il fatto di aver visto la fine di un lavoro iniziato insieme, come se servisse un qualcosa di visibile per dimostrare che avevo fatto qualcosa di utile.

Nonostante la missione fosse quella di affiancare quotidianamente i ragazzi Zambesi nelle varie attività si aveva quasi la sensazione di non fare niente di utile, come se loro potessero vivere comunque le loro giornate nei campi anche senza di noi.

In realtà non era così, stavamo combattendo l’emarginazione a colpi di abbracci.

A fine giornata il pullmino lasciava ognuno di noi alla propria destinazione, i ragazzi portavano alle loro famiglie il raccolto della giornata.

LA PARTE DEL VIAGGIO NELL’ESPERIENZA DI VOLONTARIATO.

Quando questi tipi di viaggio durano qualche settimana è prevista una pausa per guardarsi attorno.

L’associazione L’Africa Chiama aveva organizzato per noi due itinerari tra cui un safari e la visita alle cascate Victoria.

Il gruppo di viaggiatori si è diviso in due ed io, avendo già fatto un’esperienza di safari in Kenia, ho optato per le cascate con tanto di rafting nel fiume Zambesi, indimenticabile!

La piccola pausa è durata giusto tre giorni nei quali ho avuto anche la possibilità di visitare la capitale Lusaka e vedere con più attenzione Ndola.

In questo piccolo tour siamo andati a conoscere anche altri progetti di volontariato altrettanto belli che comprendevano le scuole ed un centro di fisioteriapia.

CONCLUSIONI.

Per chi ama viaggiare questa è un’esperienza inevitabile, da provare prima o poi, in qualunque forma e durata.

Oltre ad essere un’esperienza formativa è un modo autentico per addentrarsi nella cultura di un popolo.

Quando ho fatto questo viaggio avevo 25 anni, immagino che ad ogni età lo si può vivere ad intensità diverse ma di certo rimane comunque un’esperienza forte.

Ad oggi infatti per me rimane l’esperienza più potente vissuta in un viaggio.

CONSIGLI.

Prima di partire cercate di non avere nessuna aspettativa sul viaggio, in alcune situazioni vi sembrerà che non stiate facendo nulla di grandioso.

L’importante è esserci, passare del tempo con le persone e condividere con loro tutto, momenti ed esperienze.

Non si deve partire con il concetto di fare qualcosa di concretamente grande, al di là del poco tempo a disposizione è anche oggettivamente impossibile farlo.

Pensate al viaggio come un piccolo tassello che si aggiunge ad altri tasselli, rappresentati dai viaggi di chi vi ha preceduto, che insieme formeranno un bel percorso.

Fare volontariato in viaggio non significa viaggiare gratis, è tutto a carico vostro.

Nel nostro caso specifico oltre ai voli ed agli spostamenti, abbiamo pagato anche una quota fissa come forfettario per il vitto e l’alloggio.

La parola d’ordine è adattarsi.

Si dormiva in terra su un materassino (con sacco a pelo e zanzariera), l’acqua calda era limitata ed a cena si mangiava quel che c’era.

Volendo si poteva andare a fare la spesa in un market vicino, un’opportunità impossibile per chi soggiornava in paesini più sperduti.

Non giudicare mai e non arrabbiarsi.

Ed in ultimo attenzione all’impatto del rientro a casa.

Si ritorna in una realtà diversa e soprattutto voi sarete diversi, anche nei confronti della realtà in cui siete cresciuti.

E’ una sensazione chiaramente contrastante.

Dopo aver vissuto un’esperienza che da tanto ci si sente pieni interiormente ma circondati da una realtà che vuole solo apparire e quindi piena solo (ed inutilmente) all’esterno.

Se vuoi continuare a viaggiare in Africa ti portiamo in Madagascar.

Se avete esperienza nel campo del volontariato in viaggio raccontatecelo nei commenti, siamo curiosi di leggervi.